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Testi tratti dalla pubblicazione: "Filo diretto con le malattie genetiche" edito da Thelethon

Osteogenesi imperfetta

L'osteogenesi imperfetta è la più nota forma di osteoporosi ereditaria: provoca una riduzione generalizzata della massa ossea (osteopenia) e rende le ossa fragili. Le forme più gravi causano morte intrauterina o, al massimo, nei primi mesi di vita. Quelle meno gravi hanno un decorso clinico variabile. E' una malattia eterogenea, che viene classificata in base alle caratteristiche cliniche e genetiche. La maggior parte delle forme classiche non letali appartiene al tipo I (osteogenesi imperfetta tarda o di Lobstein), mentre le forme gravi letali appartengono al tipo II (osteogenesi imperefetta precoce o di Vrollk). Tipi III e IV sono intermedi per gravità. Il tipo III si differenzia dal IV per un progressivo aggravamento con l'età.

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Osteocondrodisplasie

Le osteocondrodisplasie sono un gruppo eterogeneo di malattie ereditarie del tessuto connettivo, dovute ad anomalie primitive della cartilagine, che determinano disturbi della crescita e dello sviluppo. Comprendono circa 200 affezioni distinte in base alle caratteristiche cliniche, radiologiche e genetiche, tra le quali le displasie spondilo-epifisarie e spondilometafisarie - caratterizzate da alterazioni della crescita dei vari distretti scheletrici (vertebre, pelvi, ossa carpali e tarsali) - la displasia epifisaria multipla, le displasie neonatali letali, la condrodistrofia punctata - che associa alterazioni scheletriche, cutanee e oculari - l'osteocondromatosi di Ollier, l'acondrogenesi e l'acondroplasia.

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Sindrome di Marfan

La sindrome di Marfan è una malattia del tessuto connettivo che, nella sua forma più grave, è caratterizzata da estremità lunghe e sottili, iperlassità articolare, ectopia del cristallino, pectus excavatum e aneurisma aortico. Le forme più sfumate sono difficilmente riconoscibili dal punto di vista clinico.

 

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Distrofia mscolare di Duchenne e Beker

La distrofia di Duchenne è una malattia genetica degenerativa dei muscoli. Questi progressivamente si indeboliscono fino alla paralisi totale costringendo il paziente alla carrozzetta e rendendolo dipendente per tutti gli atti della vita quotidiana. E' una delle forme di distrofia muscolare più frequente e grave: si manifesta già nei primi tre anni e causa la perdita della deambulazione nella seconda infanzia. Viene chiamata anche distrofia muscolare pseudoipertrofica perché in molti bambini i polpacci risultano ingrossati in quanto il muscolo viene progressivamente distrutto e rimpiazzato da tessuto connettivo e adiposo.
La distrofia di Becker è una forma meno comune della malattia di Duchenne, dalla quale si differenzia per un esordio più tardivo e un decorso più benigno. A differenza dei pazienti affetti dalla forma di Duchenne, costretti alla sedia a rotelle prima degli 11 anni, quelli affetti dalla distrofia di Becker sono, a questa età, ancora in grado di camminare. Nella maggior parte dei casi l'età di esordio è infatti tra i 5 e i 25 anni.

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Distrofia Miotonica

Il termine miotinia definisce la persistenza di una contrazione muscolare dopo cessazione dello stimolo. La distrofia miotonica è caratterizzata essenzialmente da miotonia e diminuzione della forza muscolare. Viene di solito classificata tra le distrofie muscolari in quanto è l'unica miotonia che si associa a deterioramento muscolare. E' la forma più frequente di distrofia nell'adulto, ma a volte esordisce nell'infanzia.

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Distrofia Fascioscapolomerale

Questa forma di distrofia muscolare è caratterizzata da ipostenia facciale e conseguente inespessività del volto e da deficit nella muscolatura del cingolo scapolare, degli arti superiori e del cingolo pelvico.

 

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Distrofia dei cingoli

Il termine distrofia dei cingoli si riferisce a diverse patologie distrofiche progressive, caratterizzate da ipostenia muscolare con esordio che va dalla fine della prima decade alla quarta decade di vita, e che colpiscono sia maschi sia femmine. Si osservano tipi di trasmissione autosomica dominante (LGMD 1) e recessiva (LGMD 2). La velocità di progressione della malattia è variabile. La distrofia dei cingoli raggruppa in realtà i casi che non rientrano in alcuna delle categorie diagnostiche meglio definite.

 

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Atrofia muscolare Spinale tipo I, II, III

Le atrofie muscolari spinali sono un gruppo di alterazioni ereditarie associate a malattie delle cellule delle corna anteriori del midollo spinale, con età di esordio precoce. Dal punto di vista neuropatologico, le atrofie muscolari spinali sono caratterizzate dalla perdita di motoneuroni. Si tratta quindi di malattie neurologiche che provocano danni muscolari come effetto secondario. Ne esistono diverse forme, che vengono distinte in base alla gravità della malattia, all'età di esordio e al modo di trasmissione. Sono comunque caratterizzate da ipotonia e debolezza muscolare. In genere la prognosi delle atrofie muscolari spinali è tanto meno favorevole quanto prima esse si instaurano.

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Ittiosi

Le ittiosi sono un gruppo di dermatosi su base genetica, caratterizzate da anomalie del processo di cheratinizzazione, che si manifestano clinicamente con desquamazione cutanea a scaglie o squame simili a quelle dei pesci. Vengono distinte in forme congenite e postnatali, più o meno rare. Le due forme di ittiosi più frequenti - ittiosi volgare, o semplice, e ittiosi legata al cromosoma X - non sono presenti alla nascita. Non vengono qui descritte le forme di grave ittiosi congenita.

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Malattia di Huntington

La malattia di Huntington è una malattia neurodegenerativa ereditaria caratterizzata clinicamente da disturbi del movimento (corea), modificazioni della personalità e demenza con progressiva disabilità. La morte sopravviene in genere entro 15-20 anni dall'insorgenza.
La malattia colpisce soprattutto gli adulti e generalmente compare tra i 30 e i 45 anni di età, ma l'esordio si può verificare a qualsiasi età, dall'infanzia alla vecchiaia. I sintomi neurologici sono la conseguenza della degenerazione e della perdita di neuroni che interessa i gangli della base (soprattutto il nucleo caudato e il putamen). Il processo neurodegenerativo è in realtà più esteso e porta a una diffusa atrofia della corteccia cerebrale e a una riduzione della massa cerebrale di circa il 30 per cento. La causa della degenerazione neuronale è a tutt'oggi ignota.

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Sindrome di Martin Bell

La sindrome del cromosoma X fragile è la forma più comune di ritardo mentale dopo la sindrome di Down, e la più frequente tra quelle ereditarie. Descritta per la prima volta nel 1943, prende il nome dalla presenza di un sito fragile posto sul braccio lungo del cromosoma X.

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Malattia di Alzheimer

La malattia di Alzheimer è forse la più importante tra le malattie degenerative cerebrali per frequenza e gravità e la più comune causa di demenza nell'anziano. Può presentarsi in forma sporadica o familiare. Colpisce generalmente gli ultrasessantenni, le donne in particolare, ma esistono anche forme a esordio precoce (40-50 anni). Queste ultime, che dimostrano un tipo di eredità autosomatica dominante con penetranza pressochè completa, rappresentano circa il 20 per cento di tutti i casi. Recentemente sono stati individuati alcuni geni responsabili di queste forme presenili.

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Neurofibromatosi

Le neurofibromatosi sono un gruppo di malattie genetiche neurocutanee caratterizzate dalla presenza di neurofibromi lungo il decorso dei nervi e da manifestazioni a carico di altri tessuti tra cui la pelle. Sono state descritte almeno sette forme di neurofibromatosi, ma le più rilevanti sul piano sanitario e sociale sono quella di tipo I (forma periferica o malattia di Von Recklinghausen) e quella di tipo II (forma centrale o acustica).

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Neuropatie sensitivo motorie (Charcot Marie Tooth)

La malattia di Charcot Marie Tooth (definita anche neuropatia ereditaria motoria e sensitiva) è la più frequente tra le polineuropatie genetiche. Sul piano clinico è caratterizzata dalla presenza di un quadro di amiotrofia peroneale associata a deformità del piede, ipo-areflessia osteotendinea e alterazioni della sensibilità. Sulla base della velocità di conduzione motoria si possono distinguere la forma tipo I (forma demielinizzante, con la velocità di conduzione molto ridotta) e tipo II (forma assonale, con velocità di conduzione normale o poco ridotta). La malattia si trasmette secondo due modalità: di tipo autosomico dominante e legata al cromosoma X.

 

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Epilessie

Le epilessie sono un gruppo di malattie caratterizzate da modificazioni croniche, ricorrenti e parossistiche della funzione del sistema nervoso centrale causate da alterazioni dell'attività elettrica cerebrale. In base a tale definizione, una sola crisi non è quindi da considerarsi epilessia. Il 5 per cento della popolazione va infatti incontro ad attacchi che si verificano una sola volta nella vita. Dal punto di vista eziologico, le epilessie si distinguono in due grandi categorie. Nelle epilessie sintomatiche il disturbo è in generale parte di un fenotipo alterato più complesso. L'epilessia può essere secondaria a lesioni cerebrali, encefalopatie, malformazioni vascolari, tumori cerebrali, traumi postnatali, oppure essere associata a malattie metaboliche o difetti congeniti (microcefalia, lissencefalia,..). nel primo gruppo la componente genetica è assente, o comunque minoritaria, mentre può essere la causa determinante del fenotipo nel secondo (del quale fanno parte le epilessie miocloniche progressive). Le epilessie idiopatiche sono caratterizzate da crisi che si manifestano all'interno di un quadro clinico apparentemente normale. Si definiscono generalizzate o parziali a seconda che la scarica epilettica origini da entrambi o da uno solo degli emisferi cerebrali. Specifiche sindromi epilettiche sono poi definite dal tipo, durata e frequenza della crisi, e dall'età di insorgenza. Tra le epilessie idiopatiche generalizzate le più frequenti sono: l'epilessia con crisi tonico-cloniche ( "grande male" ), l'epilessia con assenza dell'infanzia e dell'adolescenza
( "piccolo male" ), l'epilessia mioclonica giovanile. Tra le epilessie idiopatiche parziali bisogna ricordare l'epilessia con crisi parziali semplici, l'epilessia con crisi parziali complesse, l'epilessia parziale con punte centro-temporali. Studi epidemiologici hanno rilevato l'importanza del ruolo giocato dai fattori genetici nel determinare la predisposizione alla malattia. Nelle convulsioni febbrili gli attacchi epilettici sono associati a episodi febbrili (temperatura superiore ai 38.5 °C). a seconda del tipo e della durata della crisi si distinguono le convulsioni febbrili semplici e le convulsioni febbrili complesse. Anche per le convulsioni febbrili è stata trovata una predisposizione familiare.

 

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Retinite pigmentosa


Con il termine retinite pigmentosa si indica un gruppo di malattie ereditarie della retina che provocano una perdita progressiva della visione notturna e del campo visivo periferico, e che sono caratterizzate nella maggioranza dei casi dalla migrazione di pigmento nella neuroretina, dall'attenuazione dei vasi sanguigni retinici e dal pallore del disco ottico.
Sebbene il termine non sia corretto (queste malattie non sono retiniti), viene ormai usato universalmente e la tendenza è a mantenerlo. Vanno distinte le retiniti pigmentose in cui la malattia retinica è l'unica manifestazione dalle retinite pigmentose associate ad altre alterazioni, o sindromiche.

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Sordità ereditaria

Un neonato su mille è sordo, per cause genetiche (circa 50 per cento dei casi) o ambientali (per esempio infezioni prenatali). La sordità può essere isolata (circa il 70 per cento dei casi) o sindromica, cioè far parte di un quadro clinico più complesso. Si conoscono oltre 450 geni associati alla sordità.

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Cardiomiopatie Ipertrofica e Dilatativa

Le cardiomiopatie sono malattie del muscolo cardiaco. Possono fare parte di alcune patologie mendeliane come la glicogenosi II (malattia di Pompe), la distrofia muscolare di Duchenne, la distrofia miotonica (malattia di Steinert), l'atassia di Friedrich e le miopatie mitocondriali oppure, più comunemente, sono affezioni primitive limitate al muscolo cardiaco. Nella forma dilatativa la funzione di pompa sistolica del ventricolo sinistro o destro è alterata e determina una progressiva dilatazione del miocardio e la comparsa di sintomi da insufficienza cardiaca congestizia. Nella forma ipertrofica il ventricolo sinistro presenta un'ipertrofia asimmetrica del setto intraventricolare, con stenosi subaortica, aumento delle rigidità delle pareti muscolari ipertrofiche e ipercontrattilità.

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Fibrosi cistica

La fibrosi cistica o mucoviscidosi è una malattia ereditaria, cronica, evolutiva, caratterizzata da un'anomala regolazione del trasporto di elettroliti da parte degli epiteli e conseguente alterazione nella secrezione delle ghiandole esocrine. Nei pazienti affetti, le ghiandole mucipare producono un muco denso e viscoso, che tende ad occludere i bronchi e i dotti escretori del pancreas. Le ghiandole sudoripare inoltre producono un secreto ricco di sali.

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Deficit Alfa 1 Antitripsina

L'alfa-1 antitripsina è il principale inibitore delle proteasi sieriche e costituisce il principale sistema di difesa delle vie respiratorie inferiori contro i danni causati dall'elastasi sulle pareti degli alveoli.

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Celiachia

La malattia celiaca è causata da un'intolleranza permanente al glutine, una proteina contenuta nel frumento, nella segale, nell'avena e nell'orzo, che determina alterazioni morfologiche dell'intestino tenue in individui geneticamente predisposti

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Rene Policistico dell'adulto

Il rene policistico dell'adulto è una malattia genetica responsabile del 10 per cento dei casi di insufficienza renale cronica terminale che vengono sottoposti alla dialisi o al trapianto.

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Sindrome di Alport

La sindrome di Alport è un difetto ereditario caratterizzato da una nefropatia con ematuria, che può portare all'insufficienza renale, spesso associato a una sordità neurosensoriale. I geni responsabili della sindrome sono diversi. La forma comune, in cui la trasmissione è legata al cromosoma X, è dovuta a difetti nella sintesi di una catena del collagene; ne esistono vari tipi, giovanile e dell'adulto, con e senza sordità. La forma autosomica recessiva è determinata da due geni presenti sul cromosoma 2 che codificano per altre catene del collagene. Non sono noti il gene, o i geni, della forma autosomica dominante, la cui nosologia è tuttora discussa.

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Deficit IgA

Le immunodeficienze primitive sono malattie congenite che derivano da alterazioni del sistema immunitario e si manifestano sia nei primi mesi dopo la nascita sia, in alcuni casi, in età adulta.
Sono caratterizzate da un'aumentata suscettibilità alle infezioni, da manifestazioni autoimmuni e da tumori, specie leucemie e linfomi. La forma più frequente di immunodeficienza primitiva è il deficit isolato di IgA, in cui c'è un blocco nella differenziazione terminale dei linfociti B.

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Emofilia A

L'emofilia A (emofilia classica) è un difetto della coagulazione del sangue, trasmesso come carattere legato al cromosoma X e dovuto alla deficienza del fattore VII, un confattore nell'attivazione del fattore X. L'emofilia A è causata da una mutazione del gene che codifica per il fattore VIII, localizzato sul braccio lungo del cromosoma X. Le basi molecolari sono eterogenee. Una particolare inversione del DNA è responsabile di circa il 30-35 per cento dei casi. Gli altri sono dovuti più spesso a mutazioni puntiformi e raramente a delezioni (5 per cento circa).

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Alfa Talassemia

Le alfa talassemie sono un gruppo di disturbi ereditari della sintesi dell'emoglobina dovuti alla produzione difettosa (a+) o assente (a0) delle catene alfa della molecola dell'emoglobina. Ne consegue un eccesso di catene beta nell'adulto e di catene gamma nel neonato, che portano alla formazione di emoglobine patologiche: emoglobina H (beta 4) ed emoglobina di Bart (gamma 4), entrambe inefficienti nel trasporto dell'ossigeno. I tetrameri beta 4, precipitando, formano i caratteristici corpi inclusi, visibili all'esame dello striscio periferico, importanti per la diagnosi.
Queste alterazioni determinano un'eritropoiesi inefficace, ma soprattutto una riduzione dell'emivita del globulo rosso accompagnata da una marcata emolisi splenica. Sotto il profilo molecolare le alfa talassemie sono quasi esclusivamente dovute a una delezione nei 4 geni globinici presenti nella specie umana nel cromosoma 16. Più di rado sono in causa singole sostituzioni nucleotidiche o piccole delezioni/inserzioni.

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Beta Talassemia

Le beta talassemie sono un gruppo eterogeneo di malattie che hanno in comune la sintesi difettosa delle catene beta dell'emoglobina. Si distinguono forme beta 0, dove la sintesi è del tutto assente, e forme ß+, in cui la sintesi è ridotta. Per la mancanza delle catene beta, le catene alfa non combinate precipitano e danneggiano la membrana del globulo rosso. Ne deriva la distruzione precoce dei precursori eritroidi nel midollo (eritropoiesi inefficace) e, in misura minore, nella milza (emolisi).

 

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Anemia Falciforme

Il termine anemia falciforme identifica un vasto gruppo di disordini ematologici con sintomi e genotipi diversi. La forma più comune è lo stato omozigote per l'emoglobina S (originata dalla sostituzione dell'acido glutammico in valina nella posizione 6 della molecola emoglobinica). Più raramente l'anemia falciforme è dovuta a una doppia eterozigosi per l'emoglobina S e per la beta talassemia o per l'emoglobina C. La formazione di fibre intracellulari, originate dalla polimerizzazione dell'emoglobina S, provoca la deformazione a falce tipica del globulo rosso. Ciò si traduce in una rigidità del globulo rosso che causa turbe del microcircolo e occlusioni dei vasi. Queste modificazioni strutturali, inoltre, conducono a una ridotta sopravvivenza del globulo rosso e quindi a un'anemia emolitica cronica. Fattori genetici capaci di modificare il decorso dell'anemia falciforme e di produrre un fenotipo attenuato sono la trasmissione, con la falcemia, di un'alfa talassemia o di determinanti genetici per una continua sintesi di emoglobina fetale nella vita adulta. Malattia molto rara in Italia, si riscontra tuttavia in Sicilia e Calabria. I portatori del tratto falciforme sono individui clinicamente ed ematologicamente sani.

 

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Deficit G6PD

La carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi è la più frequente delle enzimopatie conosciute: riguarda circa 400milioni di individui nel mondo. Le frequenze più alta si hanno in Africa, nell'area tropicale e subtropicale, e in alcune zone del bacino mediterraneo. In Italia è molto frequente in Sardegna, dove colpisce un maschio ogni 4, e in modo più limitato in Sicilia e nelle altre regioni meridionali. Questa distribuzione coincide con quella, presente o passata, del Plasmodium falciparum, uno degli agenti della malaria. La ragione di questa coincidenza risiede nel fatto che il difetto enzimatico conferisce agli individui eterozigoti una relativa resistenza alla malaria.
Per l'insufficiente attività enzimatica, le emazie sono incapaci di riparare il danno ossidativo e vanno incontro a lisi. La malattia è geneticamente eterogenea: se ne conoscono almeno 400 diverse varianti, suddivise in classi in base alla gravità del quadro emolitico associato. Il gene per l'enzima è localizzato sulla parte terminale del braccio lungo del cromosoma X. Una gran parte delle varianti sono state definite a livello molecolare. La gran parte dei difetti sono mutazioni puntiformi.

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Trombofilia Ereditaria

Le trombofilie ereditarie sono un gruppo di affezioni caratterizzate da episodi di tromboembolismo ricorrente, senza un'apparente causa scatenante in soggetti di giovane età (meno di 40 anni). Si conoscono diverse cause di trombofilia ereditaria. La resistenza alla proteina C, il cui gene mappa in 1q23, attivata costituisce la più diffusa causa di tromboembolismi: riguarda circa il 23 per cento dei pazienti di origine europea. Una singola mutazione puntiforme del fattore V è in causa nella gran parte dei casi. La carenza di proteina C (il cui gene mappa in 2q13-q14) una glicoproteina attivata dalla trombina e dal complesso trombina-trombomodulina è in causa nel 3 per cento circa dei casi di trombofilia ricorrente. Il deficit è geneticamente eterogeneo, sono state infatti riportate finora 160 diverse mutazioni. Un deficit di proteina S (il cui gene mappa in 3p11.1-q11.2) una glicoproteina che funge da cofattore per la proteina C attivata, è presente nel 2-3 per cento dei pazienti con trombosi. Finora sono stati identificati circa 15 differenti difetti molecolari. Il deficit di antitrombina III (il cui gene mappa in 1q23-q25) trasmessa in modo autosomico dominante, è la causa dell'1-2 per cento dei casi di tromboembolismo venoso. Geneticamente il difetto di AT è molto eterogeneo: se ne conoscono almeno 80 diverse mutazioni. Le iperomocistinemie sono un un'ulteriore causa di trombosi ricorrente, ma non si conosce con esattezza la percentuale dei casi in cui sono coinvolte. Le più frequenti iperomocistinemie sono il difetto di cistationina beta-sintetasi (il cui gene mappa in 21q22.) e la presenza di un mutante termolabile della metilenetetraidrofolato reduttasi (il cui gene mappa in 1p36.3) che possiede circa il 50 per cento dell'attività enzimatica dell'enzima normale.

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Ipotiroidismo

L'ipotiroidismo può derivare da varie anomalie che conducono a una insufficiente sintesi di ormone tiroideo. Nella grande maggioranza dei casi è sporadico e riconducibile a un disturbo dell'embriogenesi tiroidea per cause non note e apparentemente non genetiche. Tuttavia, sono note diverse condizioni ereditarie dovute a un blocco della genesi, del trasporto o dell'azione periferica degli ormoni tiroidei. La maggior parte di queste anomalie hanno una trasmissione a carattere autosomico recessivo, alcune autosomico dominante e una (un'anomalia della globulina che lega la tiroxina) legata al sesso.

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Diabete Mellito giovanile

Il diabete mellito è la più comune tra le malattie endocrine, caratterizzata da alterazioni metaboliche e da complicanze a carico degli occhi, dei reni, dei nervi e dei vasi sanguigni. Nella forma giovanile, l'aumento della glicemia è secondario alla distruzione delle cellule pancreatiche deputate alla produzione di insulina; il processo distruttivo è quasi certamente di natura autoimmune. Il diabete mellito giovanile è la forma meno frequente (circa il 5 per cento di tutti i diabetici), ma ha un influenza sociale molto importante in quanto colpisce più frequentemente i giovani i quali, avendo una lunga aspettativa di vita, hanno più probabilità di sviluppare le complicanze tipiche della malattia.

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Iperplasia congenita del surrene


Il termine iperplasia congenita del surrene si riferisce a un gruppo di malattie ereditarie, a trasmissione autosomica recessiva, originate da un difetto enzimatico che provoca un'alterata produzione di ormoni steroidei. Sono descritte diverse forme cliniche, causate dal deficit di diversi ormoni e dalla eccessiva produzione degli steroidi. La forma più comune di iperplasia congenita del surrene è secondaria al deficit dell'enzima 21-idrossilasi, con una frequenza tra 1/10.000 e 1/18.000 nati vivi.

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Fenilchetonuria

La fenilchetonuria è l'esempio classico di un intervento efficace di medicina preventiva, realizzato nei paesi con elevato livello socio-sanitario attraverso uno screening di massa della malattia sulla totalità della popolazione neonatale.

 

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Cistinuria

La cistinuria è un difetto genetico del trasporto della cistina e degli aminoacidi dibasici (lisina, ornitina e arginina) nelle cellule epiteliali del tubulo renale e negli enterociti.

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Ipercolesterolemia familiare

L'ipercolesterolemia familiare è una malattia a trasmissione autosomica dominante, caratterizzata dall'aumento dei livelli sierici del colesterolo legato alle lipoproteine a bassa densità (LDL). Il difetto genetico responsabile della malattia è una mutazione del gene del recettore per l'LDL plasmatico. Questo recettore, localizzato sulla superficie delle cellule epatiche e di altri organi, lega le lipoproteine LDL e ne facilita l'endocitosi e il trasporto verso i lososomi, dove le lipoproteine sono degradate e il colesterolo a esse legato viene rilasciato. La mancanza dei recettori per le LDL riduce la rimozione del plasma di queste lipoproteine, i cui livelli plasmatici aumentano. Le LDL in eccesso vengono depositate nelle cellule spazzino e in altri tipi di cellule; in conseguenza di ciò si formano xantomi e ateromi.

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Emocromatosi

L'emocromatosi è una condizione patologica causata dall'accumulo di un'eccessiva quantità di ferro nel parenchima di alcuni organi, la cui struttura e funzione risultano compromesse. L'accumulo di ferro nell'organismo può dipendere o da un'alterazione del meccanismo che controlla e limita l'assorbimento del minerale dalla dieta o da un eccessivo apporto a partire dall'emoglobina di sangue trasfuso (succede nei pazienti con talassemia major). L'emocromatosi ereditaria è dovuta alla condizione di omozigosi per un gene autosomico recessivo, che causa un assorbimento intestinale di ferro in quantità maggiore del necessario.

 

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Malattie lisosomiali

Le malattie lisosomiali sono un gruppo di malattie metaboliche (oltre 40 forme) causate dal difetto di uno degli enzimi coinvolti nella degradazione di grosse molecole. Possono essere classificate sulla base di composti non degradati che si accumulano a livello dei lisosomi, e ne alterano la funzione. La mucopolisaccaridosi è un difetto di degradazione dei mucopilisaccaridi, o di glicosoaminoglicani. Se ne conoscono una decina di forme, in origine classificate sulla base del quadro clinico, ma adesso ben distinte grazie alla conoscenza dello specifico difetto enzimatico. Le più note mucopolisaccaridosi sono la malattia di Hurler (MPS IV), la malattia di Hunter (MPS II), la malattia di Sanfilippo (MPS III) dovuta ad almeno quattro difetti anzimatici distinti e la malattia di Morquio (MPS IV), causata anch'essa dal deficit di due enzimi diversi. La sfingolipidosi è causata da un difetto di degradazione delle sfingomieline, dei cerebrosidi e dei gangliosidi. Comprende varie malattie, alcune delle quali, pur dovute al difetto dello stesso enzima, esordiscono in età diverse con quadri clinici di differente gravità. Tra le forme più note si segnalano la leucodistrofia metacromatica, la malattia di Niemann-Pick, la malattia di Gaucher, la gangliosidosi GM1 e la gangliosidosi GM2 (comprendente la malattia di Tay-Sachs e la malattia di Sandhoff). L'oligosaccaridosi è un difetto di degradazione delle glicoproteine e degli oligosaccaridi. Sono da ricordare in questo gruppo la fucosidosi, la sialidosi, le mucolipidosi.

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Acidurie organiche



Le acidurie organiche (o organicoacidurie) rappresentano un gruppo di malattie causate da errori congenici del metabolismo. A causa della malattia, nei fluidi fisiologici si accumulano gli acidi organici che non posseggono un gruppo aminico. Questi composti possono accumularsi per alterazioni genetiche nel metabolismo di varie sostanze (aminoacidi, acidi grassi, carboidrati, colesterolo, neurotrasmettitori). Sono circa 50 i difetti enzimatici identificati come responsabili di acidurie organiche. Tra le acidurie organiche dovutte a difetti del metabolismo degli aminoacidi, sono da ricordare la metilmalonico aciduria (la più frequente, con un'incidenza globale per i vari tipi di 1:10.000-15.000 nati vivi), la propionico acidemia, il deficit multiplo di carbossilasi. Tra le acidurie organiche conseguenti a un difetto della beta-ossidazione degli acidi grassi la forma più nota è causata da un deficit delle acil-CoA deidrogenasi a media catena, che nei paesi nordici e negli Stati Uniti ha un'incidenza di 1/10.000 nati vivi.

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Encefalomiopatie mitocondriali

Le malattie mitocondriali sono un gruppo di malattie causate da una disfunzione dei mitocondri, gli organelli in cui hanno sede i processi ossidativi che producono l'energia indispensabile a qualsiasi funzione cellulare. Poiché i mitocondri sono ubiquitari, le malattie mitocondriali possono colpire qualsiasi organo, ma più spesso interessano il muscolo e il cervello; per questo motivo sono spesso definite come encefalomiopatie mitocondriali.

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Sindrome di Down

La sindrome di Down o trisomia 21, è la più frequente forma di ritardo mentale, presente alla nascita. E' caratterizzata dalla presenza di un cromosoma 21 sovrannumerario. La frequenza della sindrome, costante in tutte le etnie, è elevata nonostante che il 78 per cento dei feti affetti venga abortito spontaneamente. Studi epidemiologici eseguiti su nati vivi, nati morti, aborti spontanei e feti nel I e II trimestre di gravidanza confermano, in modo univoco, che l'incidenza della sindrome è strettamente dipendente dall'età materna (>35 anni).
La mutazione più frequente, responsabile di oltre il 90 per cento delle trisomie 21, consiste in un errore di non disgiunzione dei due cromosomi 21 durante la gametogenesi, materna o paterna. In circa l'85-90 per cento dei casi il cromosoma sovrannumerario è di origine materna.

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Difetti del tubo neurale

I difetti di chiusura del tubo neurale costituiscono una delle più frequenti anomalie congenite. Nella maggior parte dei casi si presentano come difetti isolati a eziologia multifattoriale, ma possono comparire anche nel contesto di sindromi malformative complesse. Il tasso di prevalenza mostra ampie variazioni tra aree geografiche (in Italia è di uno su mille). Un'alta percentuale di feti affetti viene abortita spontaneamente.

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